Davide Mantovani

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Tag: Slow Food

Ti ricordi il primo maggio? chilometri a piedi, il primo accredito, la consegna delle divise, l’incontro con i nuovi colleghi, la lunghezza infinita del decumano e i grandi padiglioni: luoghi di cui avevi sentito solo parlare diventare realtà. Intanto attorno a noi si svolgeva la cerimonia di inaugurazione: capi di stato, giornalisti e fanfare. Le frecce tricolore rompevano un cielo da cui spuntava un timido sole… i primi spauriti visitatori, gli annunci… sei mesi fa cominciava la mia grande avventura lavorativa ad Expo Milano 2015.

Ho raccolto in questo breve ma incalzante video il ricordo di quei 184 giorni trascorsi nel sito espositivo. Sono stati sei mesi di lavoro intenso e appassionato. Ho incontrato persone da tutto il mondo, ho parlato con gruppi, famiglie, scolaresche, giornalisti e televisioni…  Per sei mesi ho raccontanto e difeso i temi della sostenibilità ambientale, del buon cibo e del diritto al piacere, del giusto prezzo e della difesa della biodiversità; nozioni che condividevo e che grazie al movimento Slow Food ho approfondito e trasmesso con passione, conservandole ancora come un grande insegnamento personale.

Sei mesi all’interno di un grande evento possono essere logoranti ma grazie ai miei colleghi e a tutti gli Expo workers, ai sorrisi e ai complimenti dei visitatori, e agli amici che non hanno mancato di passare a trovarmi, si è trasformato in un’esperienza unica ed indimenticabile.

184 giorni di Expo Milano 2015 from Davide Mantovani on Vimeo.

Incontro con Paolo Galliani della rivista “DOVE”

Fagiolo Orto Slow FoodMi viene fissato un appuntamento con il giornalista Paolo Galliani della rivista DOVE; è un caldo pomeriggio di luglio, deve scrivere una recensione sul nostro padiglione in Expo. Più che una visita, l’incontro si traduce in una bella chiacchierata attorno ad un tavolo, gli parlo della nostra mission, del perchè nonostante tutto abbiamo deciso di esserci, di quale sia il messaggio che portiamo e di come abbiamo deciso di svilupparlo.. Dopo alcuni mesi leggo quell’articolo su internet senza conoscerne l’autore e il giornale da cui è tratto se non alla fine, in coda al testo. Penso al disegno tracciato da queste righe, alla riflessione che ne esce da chi le ha scritte, a mio avviso il più puntuale ed interessante articolo sul nostro padiglione che abbia letto. Mi piace pensare di essere riuscito a lasciargli tutto questo:

«Se in ogni romanzo arrivare all’ultima pagina è fondamentale, allora la porzione più remota del Decumano merita il riguardo dovuto. Anche se per la verità è sconcertante che uno spazio come quello di Slow Food si ritrovi sistemato in una porzione così defilata, da apparire anche punitiva. Fra tanti padiglioni in cinemascope, la dimensione low profile di questa costruzione firmata dallo Studio Herzog & De Meuron e ispirata alle cascine lombarde è una parabola laica sulla sobrietà, sull’agricoltura eroica, sull’importanza di non sprecare cibo perché produrlo costa fatica. Si accede a una costruzione piana e volutamente senza vanità che compone un triangolo di edifici modulari dominato al centro da un orto agro ecologico nel quale si materializzano un teatro, una mostra sulla biodiversità, uno spazio per degustazioni di qualità. Il percorso è sensoriale, ma anche didattico: il naso si avvicina a una fessura per riconoscere dall’odore il prodotto della terra, la mano finisce in un barattolo per dare un nome ai diversi cereali e gli spunti di riflessione sono in puro stile Slow Food, le scelte individuali si ripercuotono su tutto il mondo. L’obiettivo è esplicito: provocare riflessioni, mettere in discussione i comportamenti poco virtuosi, chiedere alla gente di non chiudere gli occhi, di avere una visione più consapevole. Il dubbio diventa un valore, l’anticamera del cambiamento. È forse la vera essenza del nostro viaggio a Expo. Vista da Slow Food la lunga e diritta trama del Decumano, che all’estremo opposto vira idealmente a sinistra per ricongiungersi al Padiglione Zero, sembra comporre un noto segno tipografico di punteggiatura. È la grande eredità dell’Esposizione Universale: un gigantesco e metaforico “punto di domanda”»
Paolo Galliani sulla rivista DOVE di Settembre

Vita al padiglione Slow Food..

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Il padiglione Slow Food è molto semplice: tre strutture in legno di larice progettate dallo studio di architettura Herzog de Meuorn  con uno spazio centrale in cui vi è ricavato un orto.Slow Food Herzog Padiglione

Il mio ruolo per il primo mese fu quello di “Steward” nella zona mostra, un’area del padiglione in cui vi è allestito un percorso sul tema della salvaguardia della biodiversità; tematica piuttosto cara alla filosofia Slow Food.  Altre figure sono quelle dei Sommelier, dei Cassieri e degli Addetti alla vendita e taglio dei formaggi con cui Slow Food vuole dare un assaggio di biodiversità.
Il mio/nostro compito, oltre quello di controllare e accogliere i visitatori è quello di essere una presenza tangibile dell’associazione, dunque anche spiegare, ascoltare, parlare con quanti hanno l’interesse di accostarsi al mondo Slow.. Col trascorrere dei giorni, iniziamo a diventare sempre più anche accompagnatori per gruppi di scuole, adulti e giornalisti: il visitatore che viene al padiglione è curioso, ha domande, vuole avere un quadro dell’esposizione (anche in modo rapido) e così iniziamo a creare dei veri e propri tour nell’area..

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Martedì 19 Maggio si inaugura ufficialmente il nostro padiglione, Carlo Petrini il fondatore del mondo Slow Food con l’architetto Herzog lanciano alcuni messaggi importanti sul proseguo dell’Esposizione Universale. Al termine della conferenza, mentre concludo una visita all’orto con una scolaresca arriva uno dei nostri responsabili.. mi chiama da parte e mi dice che sono stato scelto per accompagnare alla mostra Carlo Petrini; basito mi preparo, avevo accompagnato molte persone prima ma non mi sarei mai aspettato di poter parlare con colui che aveva gettato le basi di tutto ciò di cui parlavo! Diversamente da quanto avrei mai potuto pensare, fu una visita molto tranquilla e spontanea; Petrini è una di quelle persone che ti mettono subito a tuo agio e rotto il ghiaccio iniziale gli spiegai i significati dei vari simboli, contenuti ed immagini dello spazio espositivo. Era molto curioso di sapere come le persone nel padiglione rispondevano a queste tematiche e come si approcciavano ai vari simboli. (ndr prossimamente qualche foto)

Grazie a questa visita, ed alle sempre più frequenti spiegazioni a bambini e scolaresche (perlopiù nell’orto del padiglione dove è molto più facile muoversi, raccontare, giocare ed interagire con i ragazzi) sono diventato con il trascorrere dei giorni, la persona incaricata a seguire i gruppi e gli ospiti del padiglione.. Prima la delegazione Slow Food China, poi fu la volta di una troupe di Mtv (ecco il link all’intervista) poi Alice Tv per Expo è servito (anche qui prossimamente il video)  con cui arrivai al primo giugno, giorno di rinnovo del contratto dove con mia grande sorpresa, dopo un solo mese ho avuto la mia prima promozione da Steward (part time) a Responsabile all’accoglienza (full time)! La responsabile d’agenzia mi scrive nella mail: “Sono tutti veramente entusiasti del suo lavoro!!” per me questo è lo sprint maggiore per darmi la carica per i giorni a venire!

Qui sotto alcune foto scattate con Valeria Ciardello di Alice Tv.

Expo 2015, il primo giorno..

Primo Maggio, nel mio appartamento milanese fin che mi preparo per il mio primo turno di lavoro, seguo la cerimonia di inaugurazione, brividi, è l’Italia che sta per mettersi in gioco per ospitare qualcosa che va ben al di là di una fiera regionale, di un mondiale, di una olimpiade.. stiamo per inaugurare un’esposizione universale.

Il coro, modificando i versetti finali dell’inno nazionale canta: “Siam pronti alla vita, l’Italia chiamò!“, sfilano le frecce tricolori, spengo, è ora di andare.

Decumano, Expo 2015
Il decumano è enorme, le architetture fanno a gara per stupire chi vi passa davanti, i nostri responsabili che sono venuti a prenderci ai tornelli per consegnarci i pass, varcando il decumano ci guardano sorridendo, è lo stesso sorriso che ho anch’io quando oggi accompagno qualcuno per la prima volta nel viale maggiore del sito espositivo.. è il cercare nel volto di chi lo vede per la prima volta lo stupore del tuo primo giorno..

Expo 2015, le selezioni..

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Una settimana prima della discussione della mia tesi di laurea magistrale mi arriva una telefonata.. è una delle agenzie interinali a cui avevo inviato il mio CV per lavorare in Expo.. Mi dicono che il mio profilo era stato selezionato per un colloquio con Slow Food, l’associazione che si batte per un cibo “buono, pulito e giusto” realtà che già conoscevo per via delle mie esperienze al “Salone del gusto” di Torino e delle uscite gastronomiche che mi piace fare di tanto in tanto con i miei amici. Il colloquio è fissato per la mattina successiva alla mia discussione/proclamazione (la prendo subito come buon auspicio!).

Da quel momento in poi nonostante le scremature, l’obiettivo finale sembra sempre più vicino.. Un quarto delle persone convocate a colloquio arrivano al corso di formazione: una settimana di approfondimenti sui temi del “buono, pulito e giusto” della biodiversità, sule norme di comportamento, diritti del lavoratore, haccp, sicurezza, per una manifestazione che neppure gli organizzatori del corso sanno bene come descrivere.. alla fine del corso ancora selezioni.. sono idoneo! Expo diventa realtà!

Ho firmato il contratto per il padiglione Slow Food due giorni prima del primo Maggio, il giorno dell’inaugurazione.. in una Milano che non sapeva ancora che cosa aspettarsi e se sarebbe arrivata puntuale allo scadere del count down..

© 2020 Davide Mantovani

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