Davide Mantovani

Portfolio

Categoria: Appunti di viaggio

Magica New York

Quante cose devo ancora raccontare in questo portfolio.. una di queste è quell’avventura che mi vide protagonista nel seguire i lavori di apertura e di design della Risotteria Melotti, che si riconferma ancora un “cozy” angolo di Verona nella frenetica Big Apple!

Un articolo recentemente apparso su di un quotidiano locale mi ha riportato ai quei giorni..

L’Arena, 16 Ottobre 2016 – New York <Essere italiani fa la differenza>

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Paolo Carrà visita la mostra “Oryza, i giorni del riso”

Oggi ho avuto il piacere di incontrare ed illustrare il progetto del 50° e la mostra “Oryza, i giorni del riso” a Paolo Carrà, presidente del cda dell’Ente Nazionale Risi.

E’ rimasto molto colpito dal lavoro fatto e mi ha ringraziato soprattutto per la vetrina “banca del germoplasma” in cui ho esposto il riso che il centro ricerche sul riso mi ha inviato da Pavia e ho raccontato la mission dell’Ente Nazionale Risi.

Nella foto in mezzo, Gianmaria Melotti membro del consiglio di amministrazione dell’Ente e a destra Paolo Carrà presidente del Consiglio di amministrazione dell’Ente nazionale Risi.

ENR

Ti ricordi il primo maggio? chilometri a piedi, il primo accredito, la consegna delle divise, l’incontro con i nuovi colleghi, la lunghezza infinita del decumano e i grandi padiglioni: luoghi di cui avevi sentito solo parlare diventare realtà. Intanto attorno a noi si svolgeva la cerimonia di inaugurazione: capi di stato, giornalisti e fanfare. Le frecce tricolore rompevano un cielo da cui spuntava un timido sole… i primi spauriti visitatori, gli annunci… sei mesi fa cominciava la mia grande avventura lavorativa ad Expo Milano 2015.

Ho raccolto in questo breve ma incalzante video il ricordo di quei 184 giorni trascorsi nel sito espositivo. Sono stati sei mesi di lavoro intenso e appassionato. Ho incontrato persone da tutto il mondo, ho parlato con gruppi, famiglie, scolaresche, giornalisti e televisioni…  Per sei mesi ho raccontanto e difeso i temi della sostenibilità ambientale, del buon cibo e del diritto al piacere, del giusto prezzo e della difesa della biodiversità; nozioni che condividevo e che grazie al movimento Slow Food ho approfondito e trasmesso con passione, conservandole ancora come un grande insegnamento personale.

Sei mesi all’interno di un grande evento possono essere logoranti ma grazie ai miei colleghi e a tutti gli Expo workers, ai sorrisi e ai complimenti dei visitatori, e agli amici che non hanno mancato di passare a trovarmi, si è trasformato in un’esperienza unica ed indimenticabile.

184 giorni di Expo Milano 2015 from Davide Mantovani on Vimeo.

Incontro con Paolo Galliani della rivista “DOVE”

Fagiolo Orto Slow FoodMi viene fissato un appuntamento con il giornalista Paolo Galliani della rivista DOVE; è un caldo pomeriggio di luglio, deve scrivere una recensione sul nostro padiglione in Expo. Più che una visita, l’incontro si traduce in una bella chiacchierata attorno ad un tavolo, gli parlo della nostra mission, del perchè nonostante tutto abbiamo deciso di esserci, di quale sia il messaggio che portiamo e di come abbiamo deciso di svilupparlo.. Dopo alcuni mesi leggo quell’articolo su internet senza conoscerne l’autore e il giornale da cui è tratto se non alla fine, in coda al testo. Penso al disegno tracciato da queste righe, alla riflessione che ne esce da chi le ha scritte, a mio avviso il più puntuale ed interessante articolo sul nostro padiglione che abbia letto. Mi piace pensare di essere riuscito a lasciargli tutto questo:

«Se in ogni romanzo arrivare all’ultima pagina è fondamentale, allora la porzione più remota del Decumano merita il riguardo dovuto. Anche se per la verità è sconcertante che uno spazio come quello di Slow Food si ritrovi sistemato in una porzione così defilata, da apparire anche punitiva. Fra tanti padiglioni in cinemascope, la dimensione low profile di questa costruzione firmata dallo Studio Herzog & De Meuron e ispirata alle cascine lombarde è una parabola laica sulla sobrietà, sull’agricoltura eroica, sull’importanza di non sprecare cibo perché produrlo costa fatica. Si accede a una costruzione piana e volutamente senza vanità che compone un triangolo di edifici modulari dominato al centro da un orto agro ecologico nel quale si materializzano un teatro, una mostra sulla biodiversità, uno spazio per degustazioni di qualità. Il percorso è sensoriale, ma anche didattico: il naso si avvicina a una fessura per riconoscere dall’odore il prodotto della terra, la mano finisce in un barattolo per dare un nome ai diversi cereali e gli spunti di riflessione sono in puro stile Slow Food, le scelte individuali si ripercuotono su tutto il mondo. L’obiettivo è esplicito: provocare riflessioni, mettere in discussione i comportamenti poco virtuosi, chiedere alla gente di non chiudere gli occhi, di avere una visione più consapevole. Il dubbio diventa un valore, l’anticamera del cambiamento. È forse la vera essenza del nostro viaggio a Expo. Vista da Slow Food la lunga e diritta trama del Decumano, che all’estremo opposto vira idealmente a sinistra per ricongiungersi al Padiglione Zero, sembra comporre un noto segno tipografico di punteggiatura. È la grande eredità dell’Esposizione Universale: un gigantesco e metaforico “punto di domanda”»
Paolo Galliani sulla rivista DOVE di Settembre

Expo 2015, il primo giorno..

Primo Maggio, nel mio appartamento milanese fin che mi preparo per il mio primo turno di lavoro, seguo la cerimonia di inaugurazione, brividi, è l’Italia che sta per mettersi in gioco per ospitare qualcosa che va ben al di là di una fiera regionale, di un mondiale, di una olimpiade.. stiamo per inaugurare un’esposizione universale.

Il coro, modificando i versetti finali dell’inno nazionale canta: “Siam pronti alla vita, l’Italia chiamò!“, sfilano le frecce tricolori, spengo, è ora di andare.

Decumano, Expo 2015
Il decumano è enorme, le architetture fanno a gara per stupire chi vi passa davanti, i nostri responsabili che sono venuti a prenderci ai tornelli per consegnarci i pass, varcando il decumano ci guardano sorridendo, è lo stesso sorriso che ho anch’io quando oggi accompagno qualcuno per la prima volta nel viale maggiore del sito espositivo.. è il cercare nel volto di chi lo vede per la prima volta lo stupore del tuo primo giorno..

Maggio/Settembre 2014 tutto d’un fiato..

Ritorno a scrivere dopo mesi su questo sito, giusto per ricordare che qualcuno ancora c’è, che quel qualcuno che mise in piedi questa pagina non é fermo al Maggio del 2014, ma che è ancora indaffarato nel far ordine nelle mille e più cose che in questi mesi gli sono successe e ha visto.
Volevo raccontare come in un diario di viaggio il prima-NY, NY, e il dopo-NY, imbrattando questa pagina di ricordi, emozioni, sensazioni.. questi mesi mi hanno portato in contatto con molte persone indimenticabili, ognuna con qualcosa da trasmettermi.. e in molti luoghi, alcuni nuovi, alcuni già visti ma non conosciuti del tutto, altri che avevano ancora segreti da rivelare.. Di questo avrei dovuto scrivere, ma preda della vita, quella vera, vissuta fino all’ultimo minuto, lo ammetto, non ho preso il tempo necessario per annotare, fissare tutto questo qua.. Avrei dovuto cominciare a raccontare di un bellissimo viaggio nell’isola di Torcello (Ve), di una mattinata in risaia con un “risar” d’eccezione alla scoperta di nuovi segreti che la campagna di prima mattina può ancora raccontare.. Della partenza per New York, l’Urban Farm di Randall’s Island, il riso veronese che per la prima volta ha iniziato a crescere a Manhattan, le attività didattiche sul riso con i bambini, i giornalisti e le persone che ho incontrato.. Un viaggio nel Vermont alla conferenza annuale dei risicoltori del nord-est America, l’esperienza in Risotteria. Non ho fatto in tempo a tornare che già tornavano quelle Visite Guidate Teatralizzate di cui tanto si parla, e il viaggio in Italia di Nick il manager dell’Urban Farm di NY che é venuto alla scoperta della nostra azienda.. Purtroppo molti di questi racconti rimarranno solo nei miei ricordi, altri cercherò di riassumerli qui appena mi regalerò una tregua 😉

“Sotto le fresche frasche…”

 

La Vigna NuovaIn questo mio ubriacarmi di italianità (e mai termine fu più appropriato) cioè da quando mi sto concedendo di vivere ogni piacere storico/artistico/culturale/gastronomico per poter partire per gli States con un ricordo fresco di questo fantastico “belpaese“, ieri ho visitato assieme ad alcuni amici l’Azienda Agricola Vitivinicola Biologica Villa Bellini amministrata e gestita direttamente dalla signora Cecilia Trucchi.

La nostra piccola equipe composta da una decina di amici appassionati di territorio, arte, architettura e dei buoni sapori di un tempo, guidata dalla instancabile “ricercatrice di sapori” Stefania (questo il link al suo bolg ) è approdata in questa piccola realtà della Valpolicella dove si produce un vino unico nel suo genere in modo biologico e biodinamico. La passeggiata nella vigna, antica e moderna nascondeva quasi per rapirci un laghetto incantato, un ninfeo in una grotta, una torre fiabesca – pure un panorama mozzafiato – e sopratutto mostrava il fascino della natura che cresce in modo incontaminato assieme alla più nobile delle attività umane: l’agricoltura. E’ proprio la bellezza e l’armonia che guida le scelte di Cecilia (la proprietaria), una bellezza che non è legata all’ordine imposto dall’uomo sulla natura ma dal saper vivere in armonia con essa.

Vigna

L’istinto e la ricerca sono le altre due parole chiave nelle scelte di Cecilia; istinto che sta cercando di educare anno dopo anno nel cercare di creare vini di sempre maggiore qualità – ah perchè non ve l’ho detto, lei non nasce produttrice di vino, ma architetto! – non ci sono regole scritte in questo lavoro ci ha detto, ma “esperienza”, esperienza che può venire dalle antiche tecniche di coltivazione, pratiche rare, che sta cercando di riscoprire (molte negli ultimi decenni erano state abbandonate in funzione di quella cosa che chiamano “progresso”) e quindi dove non arriva l’esperienza entra in gioco l’istinto!IMG_8986
Cecilia non ci nega che prima di arrivare all’ottimo vino che produce ora (Valpolicella Classico, Superiore e Recioto) ha fatto bagaglio anche di sbagli da cui a testa bassa ha imparato; il mondo del vino ha infatti un’infinita rete di variabili: innesti/terreni/tempi di raccolta/temperatura/sviluppi di lieviti/conservazione ecc. – non mi addentro nell’argomento per non fare errori! – ognuna delle quali influisce con una caratteristica propria allo sviluppo del vino di quella specifica annata.

IMG_9009Con questo, la sua sensibilità, in questo caso “artistica” emerge anche nella cura dell’imbottigliamento: un’etichetta che realizza ogni anno di un colore e fantasia diversa (perchè ogni annata è unica nel suo genere) e nella cura dei particolari come il sigillo in gommalacca. Ho molto apprezzato il suo Valpolicella Classico che lei ha chiamato “Sotto le fresche frasche” in ricordo delle sue spensierate giornate da studentessa a Venezia, così come il profumo del suo Valpolicella Superiore e la bontà del Recioto – e qui chiudo visto che l’argomento a me è profano – .

La visita è continuata nel bellissimo palazzo che sulle vigne domina il panorama: Villa Bellini, d’impianto settecentesco, ora in ristrutturazione sotto l’occhio attento della padrona – tra una potatura di vigna e l’altra –  vigila sulla correttezza dei lavori.

La pace, la bellezza e la spensieratezza di un pomeriggio sicuramente da ricordare, con gli amici, un bicchiere di vino …sotto le fresche frasche!

Venti giorni..

Sembra strano, quando hai una data fissata per una grande esperienza il tempo comincia ad assumere valori a sé… Nel mio caso vi é stata “un’accelerazione temporale” non da poco e mi trovo ora a rendermi conto che a raggiungere quella data che fino a ieri era solamente un promemoria sul calendario, mancano solamente venti giorni. Venti giorni…
Tra venti giorni partirò alla volta di New York.
Nonostante questo, i mesi trascorsi in Italia dopo la nascita del progetto con l’Urban Farm di Randall’s Island sono trascorsi in un personale impegno nell’approfondimento della lingua inglese, che già parlavo ma che volevo migliorare, nello studio di qualche manuale di “didattica in fattoria” e nel ripasso di quella mole di materiale che negli anni ho accumulato sul riso… “Riso” forse lo devo ancora nominare in questo post… Strano vien da pensare per chi già mi conosce. 😉

Urban-Farm

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