Davide Mantovani

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Mese: Maggio 2014

“Sotto le fresche frasche…”

 

La Vigna NuovaIn questo mio ubriacarmi di italianità (e mai termine fu più appropriato) cioè da quando mi sto concedendo di vivere ogni piacere storico/artistico/culturale/gastronomico per poter partire per gli States con un ricordo fresco di questo fantastico “belpaese“, ieri ho visitato assieme ad alcuni amici l’Azienda Agricola Vitivinicola Biologica Villa Bellini amministrata e gestita direttamente dalla signora Cecilia Trucchi.

La nostra piccola equipe composta da una decina di amici appassionati di territorio, arte, architettura e dei buoni sapori di un tempo, guidata dalla instancabile “ricercatrice di sapori” Stefania (questo il link al suo bolg ) è approdata in questa piccola realtà della Valpolicella dove si produce un vino unico nel suo genere in modo biologico e biodinamico. La passeggiata nella vigna, antica e moderna nascondeva quasi per rapirci un laghetto incantato, un ninfeo in una grotta, una torre fiabesca – pure un panorama mozzafiato – e sopratutto mostrava il fascino della natura che cresce in modo incontaminato assieme alla più nobile delle attività umane: l’agricoltura. E’ proprio la bellezza e l’armonia che guida le scelte di Cecilia (la proprietaria), una bellezza che non è legata all’ordine imposto dall’uomo sulla natura ma dal saper vivere in armonia con essa.

Vigna

L’istinto e la ricerca sono le altre due parole chiave nelle scelte di Cecilia; istinto che sta cercando di educare anno dopo anno nel cercare di creare vini di sempre maggiore qualità – ah perchè non ve l’ho detto, lei non nasce produttrice di vino, ma architetto! – non ci sono regole scritte in questo lavoro ci ha detto, ma “esperienza”, esperienza che può venire dalle antiche tecniche di coltivazione, pratiche rare, che sta cercando di riscoprire (molte negli ultimi decenni erano state abbandonate in funzione di quella cosa che chiamano “progresso”) e quindi dove non arriva l’esperienza entra in gioco l’istinto!IMG_8986
Cecilia non ci nega che prima di arrivare all’ottimo vino che produce ora (Valpolicella Classico, Superiore e Recioto) ha fatto bagaglio anche di sbagli da cui a testa bassa ha imparato; il mondo del vino ha infatti un’infinita rete di variabili: innesti/terreni/tempi di raccolta/temperatura/sviluppi di lieviti/conservazione ecc. – non mi addentro nell’argomento per non fare errori! – ognuna delle quali influisce con una caratteristica propria allo sviluppo del vino di quella specifica annata.

IMG_9009Con questo, la sua sensibilità, in questo caso “artistica” emerge anche nella cura dell’imbottigliamento: un’etichetta che realizza ogni anno di un colore e fantasia diversa (perchè ogni annata è unica nel suo genere) e nella cura dei particolari come il sigillo in gommalacca. Ho molto apprezzato il suo Valpolicella Classico che lei ha chiamato “Sotto le fresche frasche” in ricordo delle sue spensierate giornate da studentessa a Venezia, così come il profumo del suo Valpolicella Superiore e la bontà del Recioto – e qui chiudo visto che l’argomento a me è profano – .

La visita è continuata nel bellissimo palazzo che sulle vigne domina il panorama: Villa Bellini, d’impianto settecentesco, ora in ristrutturazione sotto l’occhio attento della padrona – tra una potatura di vigna e l’altra –  vigila sulla correttezza dei lavori.

La pace, la bellezza e la spensieratezza di un pomeriggio sicuramente da ricordare, con gli amici, un bicchiere di vino …sotto le fresche frasche!

Venti giorni..

Sembra strano, quando hai una data fissata per una grande esperienza il tempo comincia ad assumere valori a sé… Nel mio caso vi é stata “un’accelerazione temporale” non da poco e mi trovo ora a rendermi conto che a raggiungere quella data che fino a ieri era solamente un promemoria sul calendario, mancano solamente venti giorni. Venti giorni…
Tra venti giorni partirò alla volta di New York.
Nonostante questo, i mesi trascorsi in Italia dopo la nascita del progetto con l’Urban Farm di Randall’s Island sono trascorsi in un personale impegno nell’approfondimento della lingua inglese, che già parlavo ma che volevo migliorare, nello studio di qualche manuale di “didattica in fattoria” e nel ripasso di quella mole di materiale che negli anni ho accumulato sul riso… “Riso” forse lo devo ancora nominare in questo post… Strano vien da pensare per chi già mi conosce. 😉

Urban-Farm

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